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Freddie Mercury e i Queen

L’articolo di oggi parla di una leggenda indiscussa, un trasformista, un talento straordinario, una voce inconfondibile. Una personalità ineguagliabile. L’articolo è stato scritto da Chiara Feraco in collaborazione con noi di PaKo Music. Grazie per questo regalo.

 

Per una fan dei Queen, parlare di loro, equivale a discutere di religione.
Non importa sapere cosa facciano, perché lo facciano o come lo facciano, l’importante è sapere che esistono ora e sempre, persino quando l’ultimo membro del gruppo non ci sarà più.
I Queen erano Freddie Mercury. Non perché May, Deacon e Taylor fossero tre cialtroni, anzi. Erano tre moschettieri tecnicamente fenomenali che insieme formavano un’amalgama potente e sempre perfetta. Ma a fare la differenza fu, era, è e sarà sempre e solo lui. Freddie. I Queen erano Freddie e Freddie era i Queen.
Freddie era famoso per la sua voce e per la sua arte, ma era anche famoso per il suo modo di essere . Ha sperperato il talento per tutti i pori della sua pelle, ha avuto carisma per riempire tutti i concerti che ha fatto e si è dato al massimo in ogni sua esibizione.
Si presentava con le sue scarpette dell’Adidas, o la mezza asta del microfono, oppure la canotta bianca con giubbotto giallo e anche il mantello con l’ermellino e la corona.
Non importava cosa indossasse, Freddie era tutto. Era la voce e il palco, il teatro e la musica, la poesia, il rock e tanta tanta ironia.
Era il Live Aid dove svegliava centinaia di migliaia di persone da un concerto sonnolento e incollava allo schermo milioni di persone in diretta tv. Era una generazione che se n’è andata in silenzio.

Insieme ai Queen non ha stravolto a livello sonico la storia della musica. Non scoprirono niente, in fondo. Nè un genere musicale. Nè suoni nuovi. Eppure. Eppure riempirono stadi, parchi, arene. Eppure sconvolsero il loro pubblico solo grazie a lui, Freddie. Al suo essere una star innata, una stella dentro. E a quella voce. Unica. Irripetibile. Mai sentita prima, mai risentita dopo.

Con i Queen faceva musica fantastica e sapeva miscelare senza mai una sbavatura generi diversi. Fu “semplicemente” il più grande di tutti. Il più prorompente, coinvolgente e completo frontman di tutti i tempi. Ed è un dato di fatto che oggi, a distanza di anni, non è ancora nato al mondo un altro capace di eguagliarlo. Perché Freddie fu un’icona vivente, di tante cose, e lo è ancora saldamente. Perché Mercury al mondo insegnò tanto, dal fatto che l’amore non conosce etichette al saper trasformare la propria vita in uno spettacolo, anche mentre stava morendo di Aids.

Come cantò senza maschere nell’ultimo disco che uscì pochi mesi prima della sua scomparsa, in quella The Show Must Go On in cui ti sussurra in faccia che

«il mio cuore si sta spezzando, il mio trucco si sta squagliando ma il mio sorriso non si incrina».

Provò a fare il solista, ma alla fine tornò dalla sua famiglia artistica i Queen. Tornò e quell’ultimo album, uscito postumo, forse davvero era stato fatto in paradiso “Made In Heaven”. Cosa resta di Freddie Mercury dopo la sua morte? Ancora tutto. Ed è stata questa la sua vera rivoluzione, aver sublimato il concetto di musica “pop rock”, averlo declinato al senso più universale esistente. Le canzoni dei Queen, le sue canzoni, le sanno tutti. Bohemian Rapsody non si schioderà mai dalle classifiche dei brani più belli del secolo, del millennio, della storia. Con Innuendo, capolavoro assoluto, sono arrivati in tutte le case, in tutte le orecchie, in sei minuti e mezzo di canzone tutti i generi musicali del mondo in un colpo solo.
Freddie non nascondeva la sua omosessualità, ma seppe trasformare anch’essa in uno show sublime. Senza fronzoli, senza provocazioni, senza vergogna.  Esagerando, a volte, ma sempre in nome dello spettacolo e mai della sguaiatezza.
I Queen non avranno cambiato la storia della musica. Ma Freddie ha cambiato la storia e basta. Semplicemente vivendoci dentro e facendolo con onestà. Senza sbraitare o sbracare, bensì gorgheggiando e sussurrando con la voce di un dio. Quella voce che ancora oggi smuove il cuore e lo stomaco. Comunque soffi il vento.
Mercury non voleva essere una star, voleva diventare una leggenda, ma è stato molto di più con il passare del tempo, ha creato tali canzoni leggendarie che è impossibile sentirle, senza cantarle con il cuore.

 

“…La mia anima è colorata come le ali delle farfalle – Le favole di ieri crescono ma non moriranno mai – Io posso volare, amici miei…” (The Show Must Go On)

In queste parole c’è tutta la sua essenza di personaggio forte ma nel privato fragile come una farfalla, che con i suoi meravigliosi colori riesce ad incantare, così come lui incantava con la sua musica e la sua voce e così come una farfalla la sua vita è stata breve, ma il suo ricordo non finirà mai. Lo spettacolo continua ma senza lui non è più la stessa cosa.

Queen – Bohemian Rhapsody (Live Aid 1985)

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=vbvyNnw8Qjg&feature=emb_title

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